Quartiere Coppedè

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Oltre al centro storico di Roma, ai suoi palazzi straordinari, ai suoi monumenti, alle sue Chiese, esistono anche altri luoghi, altre zone, altri edifici di Roma che meritano assolutamente di essere scoperti e conosciuti, perchè di grande e straordinaria bellezza.

Una quarantina di edifici nel bel mezzo del residenziale quartiere romano denominato "Trieste, Salario" si distinguono per lo stile fantasioso, inconsueto, originale ma molto elegante. Sono tutti concentrati intorno a piazza Mincio e rappresentano un'oasi di stile del tutto particolare all'interno del panorama cittadino: è il quartiere Coppedé dal nome dell'architetto che lo progettò e lo fece costruire nei primi decenni del Novecento su commissione della Società Anonima Edilizia Moderna.
L'architetto morì nel 1927, dieci anni dopo l'edificazione di questa area urbana che radicalizza la moda dell'epoca e la riempie di citazioni stilistiche e di creazioni fantasiose, dal liberty al neoclassico.
 
Sul lato di accesso da via Tagliamento, il "quartiere" propone un grande arco che collega due palazzi e svolge la funzione di porta d'ingresso. Al centro dell'arco un enorme lampadario in ferro battuto. Sulla piazza, in centro, la splendida Fontana delle Rane.
 
Una parte delle costruzioni ricorda la città di Firenze ed i suoi edifici; in particolare nel complesso denominato "Villini delle fate" che riportano anche riferimenti a Dante e Petrarca. Poco distante, sul lato di via Brenta, la città di riferimento invece è Venezia con il Leone di San Marco e il disegno di un veliero. I materiali che caratterizzano le costruzioni della zona sono la terracotta, il travertino, il marmo, il vetro, il ferro, il legno e i laterizi.
 
Tutti gli edifici del quartiere sono eleganti e suggestivi, con decorazioni che qua e là rappresentano un ragno, un gallo o una lupa tra torri e loggette, piccoli giardini, bassorilievi e mura dipinte.
 
Un sito di questo genere non poteva passare inosservato agli occhi delle professioni del cinema che a Roma vantano un primato quasi secolare. Dario Argento, in particolare ambientò qui il film "L'uccello dalle piume di cristallo".
 
Un'esperienza indimenticabile è quella di passeggiare per le strade del quartiere Coppedè con il naso all'insù, per ammirare le decorazioni dei palazzi ed i particolari delle loro facciate che rivelano sempre delle piacevoli e divertenti sorprese.

Palazzi del Quartiere Coppedè

Il fulcro del quartiere è piazza Mincio, ove si affacciano noti edifici: i villini delle Fate, la palazzina del Ragno, i palazzi degli ambasciatori su via Dora ed il palazzo senza nome.

Villini delle Fate
Il villino delle fate realizzato da Coppedè risale al 1924 e consta di tre corpi di fabbrica addossati e con tre ingressi separati, due da via Brenta ed uno da piazza Mincio, 3; si tratta quindi in effetti di tre villini con pareti in comune interamente circondati da un giardinetto secondo il modello della città giardino; dietro l'ingresso carrabile di piazza Mincio 3 sul pavimento è un mosaico rotondo in cui sono rappresentate tre fanciulle suonatrici (lira, voce e chitarrino) in abiti romani antichi, metafore dei tre villini, con riportata la scritta: i villini delle fate, Neme, Melete, Aede, .
Sulle mura alcune scritte; quelle facilmente visibili dall'esterno:
DOMUS PACIS: Casa della pace.
DOMINO LAETITIA PRAEBEO: Offro gioia al Padrone.
ERECTA ANNO DOMINI MCMXXIV: Realizzata nell'anno 1924.
E PETRA FIRMITAS, EX ARTE VENUSTAS: dalla pietra la solidità, dall'arte la bellezza.

Palazzo in piazza Mincio
Il palazzo senza nome di Gino Coppedè in piazza Mincio risale al 1926 ed ha un ingresso piuttosto bizzarro; gli interni e talvolta anche gli esterni del palazzo sono stati usati come set in numerosi film (ad esempio Dario Argento).
All'ingresso alcune scritte in latino
INGREDERE HAS AEDES QUISQUIS ES AMICUS ERIS HOSPITEM SOSPITO: Entra in questo luogo chiunque tu sia sarai amico io proteggo l'ospite.
OSPES SALVE  ANNO DOMINI MCMXXVI

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