Alberto Moravia. La Ciociara

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I drammatici avvenimenti accaduti nella primavera del '44, che hanno visto protagonisti i goumier, membri maghrebini delle truppe irregolari francesi, che presero parte alle operazioni belliche nella zona di Montecassino, ispirarono un capolavoro di Alberto Moravia: "La ciociara".

Le vicende degli strupi di massa e delle aberrazioni delle guerre, sono da spunto crudele e perfettamente calzante per narrare tutto il dolore, la miseria e l'abbrutimento che un conflitto, come quello mondiale del 1939-45, porta.

La storia narra di Cesira, giovane originaria del frusinate che, trasferitasi a Roma con il marito commerciante, una volta rimasta vedova e con la città in mano alle truppe naziste d'occupazione, decide di tornare al suo paese di provenienza, Sant'Eufemia, con la figlia Rosetta, in attesa di tempi migliori. Durante il tragitto sono costrette a fermarsi un anno nella città di Fondi, con gli Alleati ormai alle porte. Ed è proprio con la liberazione che si scatena il dramma: l'esistenza delle due donne diventa sempre più precaria; diventano sfollate e sono costrette a continui spostamenti. Durante uno di questi trasferimenti vengono violentate in una chiesa abbandonata e la somma della violenza privata dello stupro, con quella collettiva della follia della guerra, annientano nelle due donne l'umanità, riducendole ad animali feriti in preda agli istinti peggiori. La donna inizia una relazione con un uomo sposato, con la figlia ormai chiusa in un mutismo assoluto che finirà per alzare, fra le due donne, un muro di incomunicabilità, diffidenza ed incapacità di provare benevolenza; rappresentazione perfetta della barbarie derivante da qualunque guerra.

La chiave di volta che chiude il libro e permette il compimento della nemesi, è la notizia della morte di Michele, un personaggio che appare all'arrivo delle donne nel paesino ciociaro. Michele è un idealista, comunista, che si innamora, ricambiato, di Cesira. Conquista anche l'affetto di Rosetta fino a quando improvvisamente scompare. Imprigionato dai tedeschi sarà fucilato, onorando i propri valori. Il suo sacrificio permetterà alle due donne di riappropriarsi della propria vita, consapevoli di aver perso l'innocenza ma anche che dal dolore estremo si può e si deve rinascere e che il dolore riporta alla necessità di provare "[...] la pietà che si deve agli altri e a se stessi."

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