Parco Naturale di Pantanello

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Nato su un progetto della Fondazione Caetani, avviato negli anni '90 del ‘900, e inaugurato il 15 dicembre 2009, grazie anche al sostegno ed alla partecipazione della Regione Lazio, il Parco si estende su una superficie di circa 100 ettari, precedentemente destinata a colture agricole, adiacente il Giardino di Ninfa.

L'idea era di riconsegnare alla natura selvaggia un territorio caratterizzato da un elevato valore storico, ambientale e paesaggistico, tuttavia fortemente trasformato dall'uomo,  ma a "vocazione umida" (ricco di risorse idriche), per creare un continuum con il Giardino di Ninfa, giardino spontaneo, dalla forte connotazione naturale, così che, a palude rinata, la città morta di Ninfa, tornasse ad affacciarsi, come era in passato, su una distesa di paludi e boschi.

La visione dell'antico e selvaggio ambiente pontino è stato magistralmente ricostruito sulla base di testimonianze storiche e di studi accurati compiuti da numerose figure professionali, fra cui geologi, botanici, zoologi, entomologi, …. e dallo staff del WWF.

La caratteristica che fa di Pantanello un'area naturalistica unica nel suo genere, sta proprio nel fatto che qui è stato ricostruito l'ambiente originario delle Paludi Pontine antecedente l'imponente opera di Bonifica dell'Agro Pontino realizzata a cavallo tra gli anni '20 e '30 del ‘900.

Sono stati realizzati sei stagni palustri alimentati dalle acque del fiume Ninfa, differenti per profondità ed estensione: tre stagni della flora, lo stagno degli anfibi con acque ferme prive di fauna ittica, lo stagno degli uccelli con acque profonde per l'avifauna acquatica e prati acquitrinosi stagionali, habitat di numerose specie di insetti, a loro volta nutrimento dell'avifauna.

Oltre agli stagni è stata reintrodotta la flora tipica dell'area seguendo gli studi condotti in seguito all'iniziativa lanciata nell'autunno 1992 Centri Studi Ecologici Appenninici per il recupero e il salvataggio della flora Pontina (Progetto Flora Pontina), prezioso contributo è stato lo studio condotto da Augusto Beguinot (1875-1940) il quale descrisse dettagliatamente la vegetazione delle Paludi Pontine prima delle ultime bonifiche.

Le specie botaniche autoctone introdotte sono state selezionate sia nel Giardino di Ninfa, sia esternamente presso altre aree protette o marginali, o presso vivai specializzati. Sono state piantumate sempreverdi come sughere, lecci, filliree, ornielli e roverelle, pioppi, bianchi e farnie, salici e ontani, frassini e olmi, e da sottobosco come pruni, sanguinelli, sambuchi, cornioli, rovi, … 

L'area si trova sulla traiettoria di una delle principali rotte migratorie percorse da uccelli che, provenienti da paesi africani, si trasferiscono in varie aree d'Europa. Qui essi trovano rifugio sicuro per la necessaria sosta ristoratrice e per lo svernamento e, per alcune specie, anche di nidificazione. Sono stati registrati arrivi di anatre selvatiche come Alzavole, Mestoloni, Moriglioni, Canapiglie, e poi Aironi, Garzette, Martin pescatori, Pavoncelle, e alcune specie rare, come la Moretta Tabaccata, e alcune specie di rapaci, come il Falco di palude e il Falco pellegrino, che vi trovano nuovo rifugio. E proprio la prima anatra ad essere stata avvistata a Pantanello ne è divenuta il simbolo: l'alzavola. Sono disponibili una serie di capanni attrezzati per il bird-watching.

Il Parco di Pantanello è destinato anche ad assolvere una funzione scientifico-didattica attraverso programmi di studio e di monitoraggio ambientale e studio dell'ecologia delle aree umide da svolgere in collaborazione con scuole ed istituti di ricerca, nazionali e internazionali

La visita, della durata di circa 2 ore e 30, si svolge accompagnati da guide professionali della Lega Italiana Protezione Uccelli – Sezione di Latina.

Il Parco Naturale è visitabile tutte le domeniche da ottobre a marzo, previa prenotazione obbligatoria all'indirizzo caetani.monumentomaturale@panservice.it, ma per gruppi organizzati (minimo 20 partecipanti) c'è la possibilità di prenotarsi in qualsiasi giorno dell'anno. (Fonte: Fondazione Caetani).

 
 
 
 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni: Fondazione Caetani 

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