Battaglia di Montecassino

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Montecassino è il simbolo della pace e della religiosità. La favorevole posizione geografica dell'Abbazia è però, al contempo, la causa paradossale della sua distruzione. Edificato nel 529 d.C. da una comunità di monaci benedettini, il monastero domina la valle circostante su solide e rassicuranti fondamenta, che interpretano il senso profondo dell'opera di S. Benedetto, a metà strada tra il cielo e la terra. In un'ottica di guerra, tuttavia, un possente monastero in cima ad una collina è principalmente un'efficace base militare dalla quale dominare l'ambiente circostante e, dunque, una postazione strategicamente essenziale da conquistare e mantenere. La piana ai piedi della piccola montagnola (520 m. s.l.m.), ove sorge l'Abbazia, è l'unica via percorribile per attraversare la nostra penisola da sud a nord e viceversa. È così che da luogo mistico, Montecassino si trasforma, per esigenze belliche, in un imprendibile bastione, poi, nel teatro di uno dei più cruenti scontri del 2° conflitto mondiale e infine, in un toccante sacrario dove perdono la vita migliaia di soldati di diversa provenienza, razza e lingua. Si può affermare che almeno 30 diverse nazionalità partecipino al tremendo combattimento.

Sin dal primo bombardamento, avvenuto due giorni dopo la proclamazione dell'armistizio, il 10 settembre 1943, l'Abate Diamare accoglie nel monastero, oltre ai membri di istituti religiosi, anche numerosi civili in cerca di rifugio, specie dopo l'incursione aerea alleata, ripetuta il 5 ottobre, confortata dal fatto che gli aerei sembrano evitare di colpire l'edificio. Ma il 14 ottobre il tenente colonnello Schlegel e il capitano medico Becker della Divisione Goring comunicano confidenzialmente all'Abate che il monastero è in pericolo e che occorre salvare al più presto il patrimonio storico-artistico dell'Abbazia. I monaci mettono così in salvo le reliquie, i codici, le pergamene, i libri e i quadri, anche se non tutti appartenenti a Montecassino. I monaci infatti si prendono cura di altri inestimabili beni a loro affidati: gli arredi sacri del tesoro di S. Gennaro di Napoli, il medagliere del Museo Nazionale di Siracusa, 187 casse del Museo Nazionale di Napoli. Messi in salvo i tesori, gli eventi bellici precipitano e si avvicina l'ora del bombardamento. Gli americani spingono sulla necessità di bombardare l'Abbazia, diventata, secondo loro, non solo osservatorio ma anche fortezza del nemico. Il 21 ottobre, dalle 10.50 del mattino fino alle 12, nove formazioni di dodici aerei ciascuna bombardano il centro storico di Cassino, la stazione ferroviaria, le carceri e il deposito di artiglieria con numerose vittime civili. Il 3 novembre, con la partenza degli ultimi due autocarri da Montecassino verso Roma, si completa l'operazione di sgombero del prezioso materiale dell'Abbazia. Il bombardamento della città viene ripetuto da 24 bombardieri il 26 di novembre e chi sfugge alla morte subisce il rastrellamento da parte dell'esercito tedesco. In città non si vede più un civile. Cassino è oggetto di nuovi bombardamenti il 2 e il 4 dicembre. Il 18 dicembre a mezzogiorno la prima cannonata cade contro le mura dell'Abbazia: il fronte è sempre più vicino. Il giorno dopo, 36 bombardieri colpiscono ciò che rimane di Cassino e sfiorano l'Abbazia. Nemmeno il giorno di Natale la città è risparmiata dal bombardamento e il 28 l'Abbazia di Montecassino subisce il primo danneggiamento. Intanto il 5 gennaio il Comando Supremo tedesco informa che la zona di interdizione militare di 300 metri intorno all'Abbazia, per assicurare l'inviolabilità del sacro sito, non esiste più: si impartisce l'ordine di allontanamento di tutti i civili dal monastero, mentre i monaci e l'abate possono restare a loro rischio. Il 7 gennaio l'evacuazione dell'Abbazia è completata, ma molti civili, all'insaputa dei monaci, si rifugiano in locali aperti dall'esterno. Il 12 gennaio ha inizio la prima battaglia di Montecassino con l'offensiva della 5° Armata contro la linea Gustav. Il XIV corpo d'armata tedesco di fronte al rischio di veder crollare il fronte di Cassino, è  costretto a chiamare rinforzi. Con il fallimento dei tentativi della fanteria algerina di occupare Monte Belvedere e Terelle si conclude la prima battaglia di Cassino.

Il 15 febbraio 250 bombardieri sganciano 500 tonnellate di bombe in due ondate successive: il monastero e la basilica sono ridotti a macerie; solo le mura esterne, la scala d'ingresso e parte della torretta resistono alle bombe. Il 19 febbraio il generale Alexander, constatato il fallimento dei tentativi di conquistare Montecassino, da l'ordine di cessare i combattimenti. Si conclude così la seconda battaglia di Cassino.

Il 15 marzo, alle 08.30, con il lancio della prima serie di bombe, inizia la terza battaglia: i bombardamenti durano quattro ore e vengono impiegati 575 bombardieri e 200 cacciabombardieri che sganciano più 1.240 tonnellate di bombe ad alto potenziale esplosivo. Considerando che le forze tedesche consistono in 350 uomini, tra paracadutisti e pionieri, si calcola che vengano sganciate circa 4 tonnellate di esplosivo su ogni soldato tedesco. Paradossalmente il bombardamento danneggia più gli alleati che i tedeschi in quanto le macerie impediscono ai mezzi cingolati di avanzare e i germanici, ormai ridotti a un centinaio, organizzarono la difesa. La quarta battaglia di Cassino inizia l'11 maggio, alle 23.00, con un intenso bombardamento delle forze tedesche. La sera del 17 maggio riescono ad occupare colle S. Angelo e la fatidica quota 593 (dove è innalzato l'obelisco in memoria del loro sacrificio) e possono lanciarsi sulla via Casilina. Anche la 78° Divisione Britannica è ormai padrona della situazione sull'arteria per Roma e l'85° Divisione Americana si impossessa di Formia dopo aspri combattimenti. Il generale von Senger non può che costatare l'ormai imminente disfatta, Cassino viene evacuata dai tedeschi che si attestano sulla linea Hitler. Al mattino del 18 maggio le truppe inglesi e quelle polacche si incontrano a tre km alle spalle di Cassino, sulla via Casilina. Alle 10.30 i polacchi del reggimento Podolski, al comando del generale Anders, piantano la loro bandiera sulle rovine del monastero: dopo nove mesi di aspri combattimenti i tedeschi sono sconfitti. 

La rinascita di Cassino inizia il 15 marzo 1945 quando viene posta la prima pietra per la ricostruzione dell'Abbazia.


 

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti: www.montecassino1944.it