I set della Tuscia

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La Tuscia e la provincia di Viterbo, dopo la città di Roma, sono state le scelte più frequenti dei registi per l'allestimento dei set cinematografici nel Lazio.
 
Il regista Mario Monicelli, ad esempio, scelse per alcune scende del film " Il Marchese del Grillo" il paese di Oriolo Romano e girò in diversi luoghi della Tuscia tutte le vicende picaresche di "Brancaleone alle crociate" con il grande Vittorio Gassman: gli antieroi protagonisti del film si rifugiano e si disperano nella Cava di Terra Rossa di Valentano dopo essere fuggiti dal borgo colpito dalla peste, "Lo fontanile" a cui accenna Gassman è la Fonte Lontano di Piansano, piccolo borgo ad 8 chilometri dal lago di Bolsena, visibile nelle scene anche il ponte dell'Abbadia presso la città etrusca di Vulci, talmente ardito da essere soprannominato Ponte del Diavolo, e riconoscibile la pittoresca via degli Archi di Tuscania.

Nel 1956  Antonio Pietrangeli ambienta alcune scene de "Lo Scapolo", con protagonisti i celebri Nino Manfredi e Alberto Sordi, a Ronciglione paese limitrofo al Lago di Vico. Roberto Rossellini ha ambientato nella campagna in provincia di Viterbo diverse scene del filmcapolavoro dedicato a Francesco Giullare di Dio, lo stesso fece Franco Zeffirelli in "Fratello Sole Sorella Luna".
 
Pier Paolo Pasolini, il quale amava particolarmente la Tuscia, girò alcune scene di "Uccellacci e Uccellini", con Totò e Ninetto Davoli, a Soriano del Cimino e scelse questa zona anche per girare Il "Vangelo secondo Matteo",  "Il Decameron", "Medea", e il cortometraggio "La forma della città". La città di Capranica fu il set idela per girare alcune scene di "Non ci resta che piangere" con Massimo Troisi e Roberto Benigni.
 
Orson Welles scelse Tuscania nel '49 per girare le scene della sua straordinaria versione dell'"Othello", il focoso generale protagonista della tragedia shakesperiana. Effetti speciali fanno intravedere il mare dalla sottile loggia del Palazzo dei Papi di Viterbo mentre la residenza di Otello e Desdemona è nella bellissima cripta della chiesa di S. Pietro a Tuscania.

Agli inizi del boom economico, qualche anno dopo (1953) Federico Fellini gira a Viterbo "I Vitelloni", sebbene la storia fosse ambientata a Rimini.
I cinque pigri e scanzonati protagonisti del film (Alberto Sordi, Franco Interlenghi, Franco Fabrizi, Leopoldo Trieste e Riccardo Fellini) vagano per Piazza delle Erbe, Porta Fiorentina, Piazza della Rocca, Via Matteotti, la stazione di Porta Fiorentina, luoghi che ci sfilano davanti attraverso l'occhio magistrale del regista romagnolo, non molto diversi da come li vediamo oggi: manca, e si vede, l'assalto delle auto.

L'anno seguente (1954) Fellini torna in Tuscia con "La Strada", il film dove Giulietta Masina interpreta il dolce clown Gelsomina e Anthony Quinn il rude girovago Zampanò, scegliendo le scenografie naturali di Civita di Bagnoregio, ancora oggi con le sue scogliere di tufo, le sue piazze irreali, paragonabili a un set cinematografico senza uguali. Dieci anni dopo, Viterbo è Firenze ne "La vita di Dante", sceneggiato Rai del 1965.
 
I palazzi degli Alessandri, una delle più antiche famiglie di Viterbo, forniscono il balcone di "Beatrice"; il Palazzo Papale è la scena dei colloqui e giochi d'arme, tra Dante e Guido Cavalcanti; il corteo funebre della "donna angelicata" passa per via delle Caiole. Più di recente, Castellano e Pipolo vi girano il loro: I Grandi Magazzini (1986). Per esigenze produttive e di ordine pubblico, sempre nel 1986, Viterbo fa da controfigura a Roma nel Caso Moro di Giuseppe Ferrara con Gian Maria Volontè e Mattia Sbragia.
 
Il regista del brivido, Dario Argento, sceglie  la Città dei Papi, per girare alcune sequenze de "La Sindrome di Stendhal". In particolare la Loggia del Palazzo Papale e Piazza del Plebiscito dove viene ricostruito il Museo Etrusco. Per ultimo va ricordato per la recente ambientazione viterbese, "Luther", il film di Eric Till del, 2003, con protagonista Joseph Fiennes.
 

Mappa

Città
Viterbo
CAP
01100
Provincia
VT
Indirizzo
Via F. Ascenzi,1