Il Decumano di Vulci

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L'antica città di Vulci sorge nel territorio dei comuni di Montalto di Castro e di Canino, in provincia di Viterbo, a circa 12 km dal mare, sulla sponda destra del fiume Fiora. Nota in tutto il mondo per la sua origine etrusco-villanoviana, per la fama delle necropoli che circondano il pianoro della città con la preziosa Tomba François, il centro della Vulci romana gravita attorno al decumano, arteria stradale che la attraversa in direzione Est-Ovest.
 
All'interno della cinta muraria, risalente al IV sec. a. C., il nuovo impianto urbanistico si sovrappose, in gran parte ricalcandolo, a quello etrusco. Entrando nell'area archeologica dalla Porta Ovest, presso la quale si vedono ancora oggi i resti dell'acquedotto, i primi edifici notevoli sono una struttura in laterizio, forse parte di un impianto termale, il Tempio Grande e un edificio absidato. Il tempio è una maestosa costruzione rettangolare di 25 x 36 m precedente alla fondazione romana, ma con successive fasi edilizie, e verosimilmente dedicato a Minerva. L'edificio absidato è una piccola struttura che in età tardoantica o altomedievale dovette assumere e ricoprire una funzione religiosa. Tutto gravita attorno al Foro della città romana.
 
Tra gli altri edifici posti lungo il percorso del decumano, all'interno delle mura, è d'obbligo menzionare la Domus del criptoportico. La grande abitazione, con annesso impianto termale, si svolge attorno a un atrio, una piccola corte e un peristilio ed è dotata di una serie di ambienti sotterranei.
 
A ridosso della ricca domus si trova un mitreo, un particolare edificio rettangolare con arredi sacri destinati allo svolgimento delle pratiche di iniziazione dei fedeli del dio Mitra. Verso Est, in corrispondenza dell'incrocio del decumano con la via che conduce all'acropoli, si incontrano la Domus con atrio, la Casa del pescatore, la Domus con vasche ed il sacello di Ercole.
 
Passeggiare lungo l'antico decumano di Vulci, così come scoprire tutta l'area archeologica di Vulci, è una straordinaria esperienza perché il corso del tempo sembra che in qualche modo si sia fermato e le antiche vestigia sembrano parlarci e raccontarci di un tempo che fu.
 

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