Comune di Falvaterra

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La Valle del Liri e del Sacco è chiusa dai monti Lepini, Ausoni ed Aurunci da un lato, gli Ernici, le Mainarde e i Monti della Meta dall'altro. La valle fu occupata, nei tempi, dapprima dagli Ernici, poi dai Volsci e infine dai Sanniti per non parlare dei più antichi e quasi mitici popoli, come gli Ausoni. Questi popoli delle montagne dell'interno, a ondate successive si spinsero ad occupare i ricchi pascoli delle pianure, scontrandosi inevitabilmente con le popolazioni di agricoltori sedentari: i Latini e i Campani.

A partire dal V secolo a.C inizierà la sopravanzata organizzata di Roma per far fronte all'espansione delle popolazioni sopra citate, che sarà infine vittoriosa, ma solo dopo una lunga e durissima lotta.
Fra le popolazioni che occuparono la zona furono i Volsci, i quali fondarono nella valle del Liri alcuni centri, fra cui Fabrateria Vetus (presso l'attuale Ceccano) e la più antica Fregellae (presso, l'attuale Roccadarce). I Volsci costituirono un grosso pericolo per Roma nel corso del V secolo a.C., ma nel IV secolo, un'altra popolazione invade la zona: si tratta dei Sanniti, che distrussero la Fregellae volsca poco prima della metà del IV secolo.

Sono molte le vicende che hanno preceduto la nascita dell'attuale Falvaterra. Tutto iniziò nel lontano 328 a.C. quando fu fondata la Fregellae romana, colonia di diritto latino, presso la confluenza del Liri con il Sacco, anche per contrastare l'avanzata delle truppe sannite, e la città assunse una rilevante importanza politica, economica, militare e culturale; proprio per questa importanza la colonia venne distrutta e rasa al suolo dai romani nel 125 a.C.

A seguito della distruzione di Fregellae fu costruita Fabrateria Nova, situata poco prima della confluenza del fiume Liri con il Sacco, in una zona priva di difese naturali, fu fondata probabilmente da un gruppo di abitanti sopravvissuti alla distruzione di Fregellae.

Questa colonia, sorta fin dall'inizio come una città di dimensioni modeste, a controllo di due ponti della Via Latina, rimase in un secondo piano durante l'età imperiale, molto lontana dal protagonismo assunto dalla Fregellae d'altri tempi.

Con le invasioni barbariche, intorno al 580 Fabrateria Nova, insieme ad altre città, tra le quali Atina ed Aquino, fu distrutta dai Longobardi per estendere i propri confini sul fiume Liri. Fu proprio la distruzione da parte dei Longobardi a favorire la nascita dell'attuale Falvaterra.Un gruppo di superstiti si ritirò sulle cime dei Monti Lepini, in una posizione strategica, dalle qualle potessero vedere in anticipo eventuali attacchi nemici. Gli abitanti di questo luogo vollero perpetuare il nome di Fabrateria che, dal medioevo, con l'affermarsi della lingua volgare, subì diverse evoluzioni (Fabraterra, Falvatera) sino all'attuale nome di Falvaterra.

Dalla nascita di Falvaterra fino ai giorni nostri, molti altri fatti hanno caratterizzato la vita di questo piccolo paese; entrò a far parte del regno longobardo subito dopo la sua nascita, nel regno di Benevento. Nel Feudalesimo passò sotto l'all'Abate di Montecassino che fece costruire un'Abbazia nella località, ai confini con Castro dei Volsci; successivamente passò dapprima nelle mani della famiglia Pagani, poi dei Caetani per concludere con la famiglia Colonna. Quest'ultima molto legata al paese di Falvaterra.

Oggi Falvaterra si affaccia sulla sottostante valle del Sacco, in posizione panoramica su gran parte della Ciociaria. Offre al visitatore un piccolo ma grazioso centro storico, con vicoli, palazzotti, il castello medievale e le mura di cinta.

Le Chiese di Santa Maria e della Beata Vergine Assunta, nonché il Santuario di S. Sossio, adiacente al convento dei Passionisti, mèta di devoti pellegrinaggi. 
 

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Per maggiori informazioni:Comune di Falvaterra 

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