Basilica e statua di Santa Cecilia in Trastevere

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Siamo a Trastevere, uno dei quartieri più chiassosi e caratteristici di Roma.
Da Lungotevere Ripa andando verso Porta Portese giriamo a destra in Via del Porto, e dopo un paio di vicoli si apre un piccolo slargo: è Piazza di Santa Cecilia, dove c'è l'omonima chiesa, entriamo e superiamo un meraviglioso quadriportico seicentesco che presenta al centro un ‘cantharus', ossia un'antica vasca per il battesimo, ed accediamo all'edificio sacro.
 
Percorriamo la navata senza soffermarci sulle numerose opere presenti e sulla sua splendida architettura. Arriviamo all'altare maggiore, dove al centro troviamo, imprigionata in una teca, la figura distesa di una donna. Il bianco marmo, dai tratti leggeri e morbidi, finemente lavorato, ci mostra la figura di una fanciulla adagiata su di un fianco, il sinistro, con la testa rivolta a terra. Perché questa strana posizione? Quando nel 1599 il Cardinal Sfondrati decise di riaprire il sepolcro di Cecilia, trovò il corpo della donna martire nel 220 in quella postura, come se il tempo non l'avesse nemmeno sfiorata, con ancora chiari i segni sul collo della tentata decapitazione a cui fu sottoposta, teneramente ‘addormentata' nella sua cassa di cipresso.
 
L'evento miracoloso mobilitò perfino il Papa, Clemente VIII, che commissionò immediatamente l'opera a Stefano Maderno, con l'imprescindibile condizione di riproporre nel marmo quella straordinario avvenimento così come si era presentato ai loro occhi. Ciò che vediamo ora è straordinario, e prendiamo in prestito le parole di Stendhal di "Passeggiate romane" per evocare questa scultura: "Non si può fare a meno di andarla a rivedere spesso. Ha tutta la bellezza, la piena di energia, di un antico sonetto gallico".

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