Monti Aurunci Sentiero del Redentore

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I Confini dei Monti Aurunci, sul versante laziale, sono segnati dalla costa tirrenica a sud, dal fiume Garigliano ad est (oltre cui ha inizio il territorio campano), la valle del Liri a nord, mentre verso ovest si confondono con i monti Ausoni, divisi dalla strada Fondi-Lenola-Pico-Ceprano. Più di ogni altre meritano l'appellativo di montagne sul mare, essendo il gruppo più vicino alla costa tra quelli che superano i 1500 metri di altitudine.

Qui la flora conta quasi tutte le specie delle 1900 presenti nel Lazio meridionale, con una concentrazione di orchidee che ha pochi paragoni in Italia e in Europa. Gli elenchi botanici locali ne presentano una cinquantina di specie diverse. Numeri da record per i fiori più appariscenti del parco e dell'intera flora italiana, appartenenti a una famiglia che in Italia presenta oltre cento specie e circa ventimila in tutto il mondo.

Non mancano negli Aurunci sentieri da percorrere, molti però difficoltosi per l'assenza di indicazioni sul terreno. Il più noto e frequentato è probabilmente il sentiero del Redentore, localmente noto anche come "sentiero della statua". Da Maranola, graziosa frazione rapidamente raggiungibile da Formia, si prosegue per una stradina asfaltata che, stretta e con qualche tornante, si arrampica sulla montagna.

Al quadrivio in località Campone (nel bosco, mentre davanti si apre una radura con un edificio) si continua a salire a destra fino a raggiungere in breve la tabella d'inizio sentiero, in vista del rifugio di Pornito (840 m) di proprietà della Comunità Montana. Si prende a salire a piedi lungo l'evidentissima traccia che sale a mezza costa. È un percorso antichissimo, utilizzato da almeno un millennio per raggiungere l'eremo di S. Michele Arcangelo incastonato tra le rocce di monte Altino. Al tratto iniziale, a fine primavera ravvivato da una strepitosa fioritura di salvia, seguono una serie di tornanti colonizzati dai ciuffi di viole, potentille e centauree, mentre sulle rocce i gruppi di fiori viola simili a campanule appartengono all'edraianto.

Dopo circa un'ora e mezza di comodo cammino si giunge all'eremo, risalente all'830 d.C. ma ricostruito nelle attuali forme vagamente "goticheggianti" a fine Ottocento, dietro la cui facciata si apre una grotta. Questa è la meta di una antica processione con cui due volte l'anno si ribadisce l'attaccamento alla protezione che S. Michele garantisce alla gente di montagna, con i devoti di Formia e Maranola. Il pellegrinaggio d'andata avviene l'ultima domenica di giugno, per portare la statuina del Santo. La processione parte all'alba e dopo circa tre ore, l'arrivo è seguito da una messa e dalla distribuzione di pane e quagliata, un formaggio di latte cagliato. Il ritorno processionale a Maranola, per riportare il simulacro di San Michele, avviene a fine settembre.

Sulle pareti rocciose soprastanti il piccolo santuario si scorgono i nidi di una colonia di balestrucci, una rondine raramente presente in ambienti così selvatici e spesso i voli maestosi di una coppia di corvi imperiali.

Da S. Michele si guadagna in breve la cima del Redentore, dove sorge una grande statua in ghisa di Cristo, una delle venti innalzate nel 1900 su altrettante montagne d'Italia. La posizione è panoramica, e soprattutto le terse giornate invernali garantiscono panorami d'eccezione dal Vesuvio al Circeo, agli arcipelaghi pontino e campano. Alle spalle della vetta, si aprono verso la dorsale principale del gruppo pascoli aerei dove scovare le fioriture del verbasco e, più nascoste, quelle del giglio rosso, o di San Giovanni.

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