Villa Adriana

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"Animula vagula, blandula /hospes comesque corporis/quae nunc abibis in loca/pallidula, rigida, nudula,/nec, ut soles, dabis iocos…"
"Piccola anima smarrita, soave,/compagna e ospite del corpo/che ora ti allontanerai verso luoghi/incolori, freddi e spogli,/né più di abbandonerai agli svaghi consueti..."
(Publius Aelius Traianus Hadrianus, imperator)

Quando si visita Villa Adriana si ha soltanto una vaga idea della grandiosità di questa dimora imperiale costruita tra il 118 e il 138 d.C., che per estensione (più di 120 ettari, di cui 40 attualmente visitabili) superava anche l'intera città di Pompei.
 L'incuria nella quale è stata lasciata per secoli ha permesso a numerosi visitatori di asportare statue, decorazioni, marmi e strutture che oggi rendono difficile la lettura del luogo.
 Malgrado ciò, l'atmosfera della Villa restituisce l'idea di un progetto mai realizzato prima per dimensioni, completezza e raffinatezza delle architetture e degli ambienti naturali, che ancora oggi la rendono una delle aree archeologiche più importanti al mondo, Sito Unesco dal 1999.

 Le statue che oggi sono esposte nell'Antiquarium della Villa, ai Musei Capitolini, ai Musei Vaticani, e in molti altri musei d'Europa, sono la prova di come l'Imperatore Adriano espresse nella costruzione di questa sua dimora di campagna sulle pendici dei Monti Tiburtini tutto il proprio patrimonio culturale, imbevuto di cultura greca, tanto che ancora oggi il luogo rappresenta la sua complessa e affascinante personalità.
 Inoltre, Adriano vi volle rievocare le località e i monumenti che lo avevano maggiormente affascinato durante i suoi viaggi attraverso le provincie dell'Impero, primo tra tutti l'Egitto, dove nel 130 d.C. trovò la morte Antinoo, il suo giovane amante di origine bitinia, misteriosamente annegato nel fiume Nilo.

 Si passa dalle Grandi Terme, di enormi dimensioni, al Teatro Marittimo, dove un'isoletta di 24,5 metri di diametro, collegata alla terraferma mediante due ponti girevoli di legno, permetteva all'imperatore di passare alcune ore in totale tranquillità.
 E se i resti degli acquedotti rivelano la quantità d'acqua che dall'Aniene serviva ad alimentare le fontane, le terme e i laghi artificiali, le Cento Camerelle, in grado di ospitare più di 1.500 persone, testimoniano che la struttura doveva pullulare di persone, schiavi, servitori e amministratori.
 Nel cuore del complesso si apriva la residenza imperiale, di cui fanno parte sia gli edifici destinati alla vita privata dell'imperatore, realizzati sullo schema tradizionale delle domus romane, che grande quantità di ambienti e strutture di servizio e di rappresentanza: dal Pretorio al Criptoportico, dalla Peschiera alla Caserma dei Vigili, dal Canopo all'Accademia.

 

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Curiosità

Adriano godè per poco tempo della magnifica residenza di Tivoli: infatti, ammalatosi, si ritirò a Baia, dove morì nel 138 d.C. a 62 anni di edema polmonare.

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