Petrella Salto Monastero di santa Filippa Mareri

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Sulle sponde del Lago del Salto sorge l'antico monastero francescano di Santa Filippa Mareri. Il monastero femminile di origine francescana di San Pietro de Molito, detto anche di Santa Filippa Mareri, è situato a Borgo San Pietro di Petrella Salto. L'edificio fu ricostruito sulle sponde del lago artificiale del Salto, le cui acque nel 1940 hanno ricoperto le strutture originarie. 
 
Il monastero è legato, almeno nelle sue fasi iniziali, alla storia della famiglia baronale dei Mareri, che tra XIII e XV secolo esercitò una forte egemonia nel Cicolano. La baronessa Filippa Mareri trasformò nel 1228 l'originario monastero benedettino in un monastero femminile francescano. Filippa mori in fama di santità nel 1236. Il suo culto pubblico fu riconosciuto nel 1248 da papa Innocenzo IV, divenendo la prima santa francescana. 
 
Le prime fasi della vocazione di Filippa furono caratterizzate da un'esperienza eremitica vissuta in una grotta naturale che sovrasta il monastero attuale. Alla grotta si accede per mezzo di un sentiero particolarmente suggestivo per il panorama che si apre sul lago artificiale e sulla Valle del Salto. Nella visita al monastero da non perdere è il piccolo museo che raccoglie alcune delle principali memorie legate alla vita spirituale della Santa e del convento: arredi e oggetti sacri, raffigurazioni della Santa, oggetti di uso comune, vasi, libri e ricettari della farmacia, eccezionali tessuti.
 
Tutte queste opere furono salvate prima che l'antico complesso venisse sommerso dalle acque del lago. Importante è la cappella che conserva le reliquie della Santa fondatrice, interamente smontata e traslata nelle nuove strutture prima che le acque la invadessero. Di grande interesse gli affreschi tardo rinascimentali che ornano la cappella: nel sottarco sono raffigurate le principali vicende della vita di Filippa, le lunette ospitano figure di santi e sante degli Ordini Mendicanti, la volta accoglie la gloria del paradiso.
 
Tra il 1999 ed il 2000 si è proceduto ad un nuovo allestimento che ha ricontestualizzato ‘vecchio' e ‘nuovo' monastero, attraverso la creazione di un collegamento mediato dall'antico portone cinquecentesco che introduce alla zona monastica suddivisa in modo quasi immateriale tra sacro – idealmente ricostruito con forme che si richiamano alla chiesa ed alle celle monastiche, nel quale è inserita una campionatura di oggetti liturgici e di uso quotidiano – e profano - alcuni oli di De Chirico, con gli spazi metafisici che aprono orizzonti infiniti - che appaiono contrastare, ma solo apparentemente, con l'angustia fisica della clausura monastica.
 

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