Santa Severa

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Nato come fortilizio intorno al Mille, ha pianta quadrilatera con due torri quadrate e altrettante cilindriche, una delle quali, il maschio, è collegata con una passerella alla fortificazione. Tre cinte murarie, le più interne trecentesche turrite e merlate, le intermedie cinquecentesche e le più esterne risalenti al ‘700, testimoniano la lunga storia del castello.

Abitato  fin dal periodo neolitico, è il sito della Pyrgi etrusca, scalo commerciale tra i più importanti del Mediterraneo, celebre anche per la presenza di alcuni templi dalla fastosa decorazione architettonica; un rilievo di terracotta dipinta, ancora conservato, rappresenta il mito dei Sette a Tebe, che in origine ne decorava la fronte posteriore.

In epoca romana Pyrgi divenne una fortezza – sono ancora visibili tratti delle mura  dalla parte di terra e nella cantina della Casa della Legnaia verso il mare  – adibita al controllo del traffico marittimo, base navale, commerciale e porto di pesca. Al martirio di Severa, tradizionalmente avvenuto sulla spiaggia di Pyrgi durante l'impero di Diocleziano (284 – 305 d.C.), si deve il nome di Santa Severa, e del Castellum: intorno alla torre saracena si sviluppò nel corso del Medioevo il castello e il piccolo borgo, provvisto anche di una chiesa dedicata alla santa.

Se la prima citazione del castello di Santa Severa si trova in una donazione del 1068 all'Abbazia di Farfa, le notizie storiche successive sono invece note. Appartenne infatti ai monaci di San Paolo fuori le mura a Roma, quindi a varie famiglie tra le più potenti dell'aristocrazia romana, finché, nel 1492, papa Sisto IV Della Rovere, appartenente all'ordine dei Frati Minori francescani, concesse il castello al Pio Istituto del Santo Spirito, che ne fece una fiorente azienda agricola, molto rinomata e visitata. Il Pio Istituto ne ha conservato il possesso fino al trasferimento al Comune di Santa Marinella, negli anni '80  dello scorso secolo.

Inseriti nell'area di Pyrgi e del Castello di Santa Severa si trovano il Museo del Mare e della Navigazione Antica, con le testimonianze archeologiche dei fondali del litorale cerite - una  struttura museale frutto della collaborazione tra la attuale Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell'Etruria Meridionale, la Regione Lazio e la Provincia di Roma e, subito al di fuori della cinta muraria, il piccolo Antiquarium che conserva le tre lamine d'oro con iscrizioni in lingua etrusca e fenicia, fondamentali per la comprensione della lingua etrusca. Gli originali delle lamine si trovano nel Museo romano di Villa Giulia.

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