Un tour “da brivido” per le strade di Roma

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Curiosando qua e la, in giro per musei, cripte e negozi abbiamo scoperto un lato "spaventoso" di Roma e curiosamente inquietante.

La prima tappa del tour è di fronte all'Ospedale di S. Spirito dove, dietro ad una grata, si cela una bussola girevole di forma cilindrica in cui, in epoca medievale e per secoli a seguire, si abbandonavano neonati indesiderati o illegittimi senza poter essere riconosciuti. E' la Ruota degli esposti dell'Arcispedale di Santo Spirito in Saxia (Borgo S. Spirito 4), a due passi da Piazza S. Pietro.

Secondo la tradizione, l'introduzione della ruota degli esposti risale più probabilmente al pontificato di Innocenzo III (1198-1216) e, in Italia, il loro uso è stato abolito per legge nel 1923.

La ruota degli esposti si trova all'antico ospedale di Santo Spirito non a caso. Nel periodo feudale, i nobili avevano l'obbligo di provvedere alla cura degli esposti. Nel secolo XI, Guy De Guillaume istituì a Montpellier l'Ordine di S. Spirito per provvedere a mantenimento e assistenza dei trovatelli e, per influenza di questo e di altri ordini, nel XIII secolo sorsero numerosi ospizi per neonati a Roma e in altre città Italiane.

Al suono di una campanella si faceva girare la ruota e, prelevando dall'interno il neonato, era affidato alle cure dei frati. A Roma erano marchiati con una doppia croce sul piede sinistro, divenendo così di fatto "figli della Famiglia" dell'Ospedale di S. Spirito. Nei registri si scriveva filius matris ignotae, cioè "figlio di madre ignota" o, abbreviando, filius m.ignotae. Ora conoscete le nobili origini di una fra le più diffuse ingiurie romanesche.

Si prosegue con il Museo Laboratorio della Mente, inaugurato nel 2000, che ripercorre la storia dell'Ospedale Santa Maria della Pietà, dalla sua fondazione come Hospitale de'poveri forestieri et pazzi dell'Alma Città di Roma alla chiusura nel 1999, cinque secoli dopo, come ospedale psichiatrico.

Un itinerario attraverso le memorie del manicomio, con una suddivisione in sette aree in cui sono approfondite le peculiarità dei 500 anni di attività del manicomio, dalla quotidianità dei residenti alle metodologie cliniche applicate.

Coadiuvato dall'Archivio storico-audivisivo e dalla Biblioteca Cencelli del Santa Maria della Pietà, il percorso di visita è articolato come cartografia storica delle prassi istituzionali e delle pratiche anti-istituzionali, la narrazione di costrizioni spaziali, fisiche, psicologiche, sociali e di ricostruzione della soggettività.

L'impatto è forte, e non potrebbe essere altrimenti, se si è accolti dagli sguardi dei malati raffigurati nei pannelli all'entrata, per poi oltrepassare un muro trasparente lungo il percorso di visita, avendo la sensazione di valicare il muro della realtà per entrare nel vivo della follia dei disagi mentali. E ancora, nella Camera di Ames, l'inquietudine ci attanaglia con una distorsione della realtà che ci avvicina al paradosso percettivo delle menti del "folle".

Il Museo Laboratorio della Mente è situato nel Padiglione 6 del Comprensorio Santa Maria della Pietà, in Piazza S. Maria della Pietà n. 5 (Quartiere Monte Mario).

Per maggiori informazioni: www.museodellamente.it

In via di Ripetta 29, a due passi da Piazza del Popolo, non passa inosservata la vetrina dell'Ospedale delle Bambole, un singolare laboratorio di riparazione, segnato dal passaggio dei suoi 70 anni di attività, che accatasta e mostra ai passanti parti di bambole, teste rotte accatastate, frammenti di arti e occhi di vetro.

L'antica bottega Restauri Artistici Squatriti è un piccolo laboratorio di riparazione di circa 15 mq, avvolto in un'atmosfera spettrale, che porta avanti una tradizione di famiglia di "cura" di vecchie bambole di porcellana, legno o cartapesta, logorate dagli anni.

Grazie alla maestria artigiana della famiglia Squatriti, tornano al loro antico splendore anche altri giocattoli antichi come soldatini di piombo o marionette, oltre a ricordi familiari e oggetti preziosi di varia natura.

Giunti nel Rione Regola, alla Chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte (1573), tra l'Arco Farnese e l'adiacente Palazzo Falconieri in Via Giulia, un'atmosfera angosciante pervade i visitatori, accolti da uno scheletro sulla facciata che chiosa Hodie mihi, cras tibi, ovvero "Oggi a me, domani a te", e, varcato l'ingresso, circondati da decorazioni con simboli di morte.

Ancor più agghiacciante è la cripta sottostante in cui, dalla metà del Cinquecento fino a tutto l'Ottocento, riposano in pace più di 8 mila defunti e, un'incisione sulla fronte dei teschi, ne ricorda il nome, la data, la causa del decesso e il luogo di ritrovamento. Siamo nel Cimitero Ipogeo della Chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte, oggi un ossario, dove decorazioni, sculture e lampadari sono fatti con ossa e scheletri e, nell'Ottocento, serviva da scenografia per le sacre rappresentazioni che si avvalevano di statue di cera a grandezza naturale.

A portare avanti il curioso tema "post mortem" fu l'Arciconfraternita dell'Orazione e Morte che dava sepoltura ai morti, trovati in campagna o annegati nel Tevere, senza identità, per dargli degne esequie.

Il Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria è nell'ala secentesca dell'Ospedale di Santo Spirito in Lungotevere in Sassia 3 dalla fine del Primo Dopoguerra. Inaugurato nel 1934, è il museo italiano con maggior numero di cimeli di arte sanitaria, raccogliendo il fondo dell'antico Museo Anatomico e le collezioni private dei soci fondatori. È una prestigiosa raccolta di materiale e documentazione dell'arte chirurgica, ostetrica e farmaceutica, nonché delle malattie del passato. Il Museo comprende inoltre la ricostruzione di una farmacia e di un laboratorio antichi e una biblioteca.

Ciò che si può ammirare all'interno è tanto interessante quanto agghiacciante, grazie anche alle sofisticate tecniche di conservazione applicate: teste mummificate, arti affetti da sifilide, feti deformati, una mano di bambina metallizzata, e ancora, collezioni di strumentazione medica, trapani, bisturi e seghe per amputazioni.

Per maggiori informazioni: www.accademiaartesanitaria.it; www.museiscientificiroma.eu

Horror, fantascienza, giallo e mistero: questi i temi dell'insolito Museo degli Orrori di Dario Argento, all'interno del Profondo Rosso Store nel Rione Prati (via dei Gracchi 260), fondato nel 1989 in ricordo del più celebre film del proprietario, Dario Argento, regista e maestro dell'horror.

Entrando dalla porta rossa scarlatta, non passano inosservati  fantocci, maschere e giocattoli mostruosi, per poi raggiungere una ripida scala a chiocciola che conduce ai sotterranei. Proprio nei sotterranei si svolge un tour, addentrandosi, con un po di coraggio, in un luogo buio e angusto, in compagnia dei personaggi dei film del regista del brivido, perfettamente conservati dai set dei film, e "allietati" da un sottofondo di grida e rumori agghiaccianti, e dalla voce di una guida fantasma.

Gli oggetti sono esposti in celle sinistramente oscure, e alcuni dei materiali sono gli originali utilizzati da Dario Argento nei suoi film (Phenomena, Opera, Demoni, La Chiesa, La Sindrome di Stendhal).

Non mancano oggetti horror di film di altri registi: la ricostruzione di Freddy Krueger di Nightmare e la testa di un rinoceronte dal film E la nave va di Federico Fellini.

Al termine della visita, la guida fantasma vi condurrà davanti ad uno specchio stregato, e li ve la dovrete cavare da soli.

Per maggiori informazioni: www.profondorossostore.com

Passando per via Giulia, è irrinunciabile la visita del Museo Criminologico, aperto nel 1930 nel Palazzo del Gonfalone in via del Gonfalone 29, ex carcere minorile voluto da Papa Leone XII nel 1827. Sistemi punitivi del passato e di esecuzione capitale, strumenti di tortura e di esecuzione delle pene capitali, come il banco di fustigazione, e ancora fruste e catene, la spada con cui venne decapitata Beatrice Cenci nel 1559, l'abito del celebre boia Mastro Titta, e, non ultimo, cervelli di criminali seriali conservati in una teca.

All'inizio di novembre 2015, in occasione del 40° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, il Museo Criminologico di Roma ha esposto per la prima volta gli oggetti repertati durante le indagini sull'omicidio, tra cui due assi di legno utilizzate per colpirlo, conservati dal 1985, quando furono consegnati dal Tribunale dei minorenni di Roma, e gli effetti personali del poeta e regista, abiti, occhiali, documenti e libri.

Per maggiori informazioni: www.museocriminologico.it

Galeria Antica, a 20 km da Roma, è disabitata, avvolta da un tenebroso fascino ed estremamente cinematografica. Nel 1999, fu dichiarata Monumento Naturale, ma nasce come città etrusca fortificata situata su uno sperone tufaceo a strampiombo sul fiume Arrone.

Oggi rimangono solo ruderi abbandonati e molti misteri sulle cause del suo abbandono nel XVIII secolo. Forse si trattò di epidemie malariche, ma non se ne ha certezza, e non si sa neanche per quale ragione, nel XIX secolo, i pochi abitanti rimasti fuggirono nuovamente, questa volta lasciando beni di prima necessità e carretti carichi di cadaveri da seppellire altrove.

Ad aggiungere mistero al mistero, qualcuno dice di aver sentito il rumore di zoccoli di cavallo e lamenti, perchè ogni anno "Senz'affanni", il fantasma di un menestrello morto circa 300 anni fa, torna sul suo cavallo bianco a Galeria Antica, cantando e suonando disperato per la sua amata.

La città morta di Galeria Antica si trova lungo la via di Santa Maria in Galeria. Si accede al parco da Via di Santa Maria, a circa 500 metri dall'omonimo borgo storico, o da Via Braccianese, nei pressi di Osteria Nuova.

Per maggiori informazioni: www.romanatura.roma.it

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